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È sempre questione di Stile

10/07/2017 |

Eccovi l’estratto del redazionale apparso sulla rivista ‘Serramenti + Design‘, numero 6, di giugno 2017. A questo link potete visualizzare la versione digitale.

Di seguito vi riportiamo l’articolo per la parte riguardante i nostri prodotti:

Da qualche anno, per il mondo delle porte per interni la parola d’ordine è sicuramente flessibilità, elevatissima flessibilità per offrire un’ampiezza di gamma importante e dare al mondo dell’architettura, dell’interior design e agli utenti finali la possibilità di ottenere prodotti unici combinando dimensioni, telai di vario genere e stile, finiture sempre più sofisticate e suggestive anche grazie a inserimenti di vetro, alluminio e nuovi materiali. Naturalmente, la direzione è ancora quella di soluzioni minimal, essenziali e poi, come si sa, le tendenze arrivano dal mondo del mobile con il quale il settore porte deve necessariamente essere sempre al passo. C’è poi la creatività a fare la differenza. Così a fianco di porte che si fanno notare per essenzialità, linee e finiture molto “pulite”, in bianco che, non c’è che dire, piace sempre tanto, magari non lucido ma opaco, oppure con le venature del legno, non solo classico ma un po’ rivisto con colorazioni che spaziano fino anche all’azzurro, grigio, tortora, avorio e molte altre, ci sono porte a cui la genialità di artisti imprime un carattere tale da rendere la porta protagonista assoluta dell’ambiente. Ma le porte Made in Italy si fanno valere nel mondo grazie a un altro elemento inimitabile: l’artigianalità, capace di mixare tradizione e modernità, riconoscibile e riconosciuta dai mercati. Come tutti gli altri, anche il mercato italiano della porta per interni, dove gli attori sono molto numerosi, negli ultimi anni ha subito dei cambiamenti, sebbene sicuramente è più stabile rispetto a quello delle finestre che invece si è modificato in maniera importante e strutturale. «Quasi tutte le aziende si sono un po’ ridimensionate e hanno cercato nuovi canali di vendite e nuovi target di prodotto e di clientela. Poche sono quelle che hanno chiuso – chiarisce Andrea Bazzichetto, Consigliere incaricato Gruppo Porte di Edilegno-Arredo e amministratore di Henry glass – Quasi tutti siamo riusciti a riorganizzarci e ristrutturarci». C’è stato però un calo delle esportazioni dovuto soprattutto al calo del mercato rus- so, che per il mondo delle porte italiane è sempre stato molto importante, conseguenza degli embarghi degli ultimi anni, e della situazione economica generale. «Per di più – aggiunge Andrea Bazzichetto – oggi in Russia ci sono produttori locali di porte di cui qualcuno è stato tra gli espositori dell’ultima edizione del MADE Expo. La situazione è quindi cambiata, anche se le nostre aziende hanno ancora mercato per l’alta gamma Made in Italy e Italian Style, riservata alle persone più facoltose che vogliono prodotti originali». Oggi fare impresa è, in generale, difficile nel nostro Paese, se poi pensiamo che sul mercato della porta per interni operano circa 25-30 aziende medio-grandi e 120-130 aziende medio-micro, le sfide sono davvero importantissime. «Soprattutto perché partiamo da un sistema edilizio che è ancora fermo e con un sistema politico che non ci aiuta con regole chiare – sottolinea il consigliere – Inoltre le porte rimangono l’unico elemento della casa a non aver mai potuto usufruire dell’agevolazione fiscale. Come FederlegnoArredo ci stiamo ancora battendo su questo ma senza avere un riscontro a meno che la sostituzione rientri in un intervento di globale ristrutturazione della casa. La sfida quindi è ad ampio raggio. In questi anni ogni azienda ha trovato il proprio spazio facendo delle scelte anche drastiche poiché con la crisi, che non era passeggera come all’inizio si poteva pensare, inevitabilmente è arrivato un cambiamento e di conseguenza l’affermazione di un nuovo equilibrio. Per affrontare la nuova situazione abbiamo tutti dovuto adeguarci re-interpretando la nostra azienda soprattutto definendo bene i target e scegliendo nuovi ambiti di specializzazione. Chi lo ha fatto prima oggi sicuramente ha un vantaggio competitivo importante; chi l’ha fatto dopo sta soffrendo un po’ di più. Dal mercato nazionale arrivano piccoli segnali di ripresa che però nascono in parte dalle ristrutturazioni, ma probabilmente anche da spazi lasciati liberi da qualche collega che non c’è più. La sfida più grande, a mio avviso, sarà l’estero. Parlare nel 2017 di estero ad aziende che magari si approcciano oggi all’internazionalizzazione è una sfida inevitabile anche se difficile da affrontare, costosa e molto impegnativa».